Dichiarazione letta e presentata dalla minoranza al consiglio del 22/01/2008:
Consiglio Comunale
22.01.2008
La convocazione alle ore 19,00 è un fatto ricorrente, per la Maggioranza di Manta. Quando gli argomenti in discussione all’ordine del giorno possono interessare altre persone, oltre ai consiglieri, la Maggioranza per consuetudine consolidata cambia l’orario del Consiglio. Così l’ora vesperale condiziona la loro partecipazione e quindi li esclude. Questo è ciò che si vuole.
Sgombriamo subito il campo da ciò che è stato scritto e detto da esponenti dell’UPM, che hanno affermato che la Minoranza non concederebbe, alla citata forza politica, la facoltà di riunirsi e di confrontarsi con i propri sostenitori. Non è nelle intenzioni della Minoranza fare e proporre dei divieti ingiustificati. Faccia pure l’UPM tutte le riunioni che vuole, ma poi si fermi lì. Faccia parlare i propri consiglieri in Consiglio e non le voci di chicchessia demandate ai giornali locali. Soprattutto non faccia del terrorismo psicologico adattandosi opportunisticamente all’arroganza padronale che tutti conosciamo. Liberalmente l’UPM lasci che certe questioni siano nei termini definitivi oggetto di delibere di Consiglio. Cioè si entri correttamente nelle regole del gioco democratico che una vera amministrazione, nonstante tutto, dovrebbe praticare con serena oggettività.
Questo invece non è successo, per di più le notizie, con sano e oltremodo saggio opportunismo, sono state comunicate alla vigilia delle festività natalizie.
Ciò che è avvenuto è un fatto di una gravità inaudita. La dimostrazione di un’assoluta mancanza di rispetto per la dignità delle persone, che evidenzia la negazione di quell’etica universale e non solo privata che dovrebbe, fra l’altro, permeare anche la politica.
Il titolo dell’articolo, dove va il Maero, apparso sulla Gazzetta di Saluzzo, purtroppo non era uno scoop pubblicitario. Era un dato di fatto legato ad affermazioni sconsidearte e soprattutto impensabili fino a quel momento e per questo motivo irresponsabili.
Il ragionare sul Maero come un’azienda qualsiasi legata esclusivamente alla rendita economica, con guadagni e perdite, ci è apparso come la negazione di quel servizio pubblico di cui tutte le amministrazioni ben pensanti e particolarmente di sinistra si vantano.
Resta da pensare, con una certa difficoltà e scoramento, come mai fino a ieri, ottobre 2007, tutto funzionava al Maero, mentre a dicembre 2007, tutto va male. Gli ospiti erano contenti, le famiglie dei degenti erano contente, i responsabili della Struttura se li gestiva il Sindaco e l’Assessore con delega al Maero, più di così, i dipendenti facevano un po’ tribolare, ma in fondo tutto funzionava a meraviglia. Inaspettatamente tutto questo ben di Dio è da buttare.
Qualcosa è successo allora o qualcuno a sbagliato.
Certamente è successo qualcosa che i consiglieri di Minoranza non conoscono e che non è stato comunicato opportunamente e tempestivamente a loro.
Questo la Minoranza vuol capire subito, prima di andare avanti e affrontare qualsiasi altro discorso che si presenti come alternativo all’attuale stato giuridico della struttura Maero e al suo sistema gestionale. E’ nel diritto dei consiglieri di minoranza ma anche di tutti quei consiglieri che posseggono se non altro un minimo senso di responsabilità, capire a fondo come stanno realisticamente le cose.
Se c’è un disavanzo di 150.000,00 euro, così ha orgogliosamente declamato l’Assessore con delega, insostenibile per il bilancio del Comune, ci dica il Sindaco o l’Assessore dove sono finite e a che cosa sono servite le proprietà del Maero, un valore che, nella perizia asseverata del 1981, raggiungeva la bella cifra di 2.644.619.000 di lire. Nel giro di ventanni si ipotizza che sono stati bruciati annualmente la bellezza di 132.230.900 lire. A che cosa sono serviti i mutui fatti, dal 1977 fino al 2004, pari a 1.042.543.572 lire di cui pagheremo gli interessi, fino al 2011 e al 2031. A che cosa sono servite le somme integrative delle rette da parte dell’ASL, così gli altri soldi dovuti a finanziamenti di banche, come i lasciti di ospiti defunti.
Tralasciamo le rette pagate normalmente dagli ospiti e aggiornate con estrema puntigliosità.
Come mai qualcuno, contrariamente a quanto sta scritto nella Carta dei servizi del 2003 e sottoscritta dall’allora Assessore Livio Franco, sempre dell’UPM, ci ha sempre osteggiato il libero accesso alla Struttura?
“ La Casa di Riposo Maero, per la sua natura pubblica è aperta a chiunque….le forze politiche vi hanno il libero accesso per verificarne l’organizzazione interna” quindi possono anche parlare con gli operatori, con i degenti, ecc. ,” e la qualità del trattamento riservato agli ospiti”.
Come mai, per diverso tempo, non si è voluto procedere alla revisione del Regolamento Interno di Gestione della Residenza Maero, applicando, fra l’altro le condizioni già espresse dalla Carta dei Servizi del 93, e che lo stesso D.Lgs 267/2000 ribadisce per tutti i Consiglieri?
Come mai, se esisteva una certa situazione di difficoltà economica, non si è dato seguito ad una seria e oculata pianificazione, tesa al risanamento del bilancio della struttura, proiettandola verso altre esperienze compatibili e integrate, non di diversa gestione, ma d’uso, al contrario, si è proceduto a nuove assunzioni ?(vedi il manutentore, vedi i direttori della struttura che si sono succeduti).
Come mai, invece di entrare in guerra con i dipendenti non si è cercato di ricompattare l’organico, dando fiducia a chi la meritava?
Come mai si sono mantenute due responsabili che hanno più valenza di controllori della produzione, mentre sarebbe risultato più conveniente che costoro s’impegnassero nel lavoro ordinario di assistenza?
Queste sono solo alcune domande che, in queasti giorni, ogni cittadino mantese si è fatto e si sta facendo.
Trascrivo e condivido una frase di Orwel che dice “Nell’era della menzogna dire la verità è un atto eroico”.
La Minoranza desidera che si faccia verità su quest’affare. Desidera che tutti sappiano come veramente le cose sono andate.
La Minoranza Consigliare di Manta
“Rinnovamento nella Tradizione”.