7/30/2007

Risposta accuse della Maggioranza a seguito lettera anonima

Durante il Consiglio comunale di Manta tenutasi il 16 luglio u.s., al quale il sottoscritto non ha potuto presenziare per motivi di lavoro, finiti i punti all’ordine del Giorno, il Sindaco ha preso la parola per rendere noto agli astanti che è pervenuta in Comune una lettera anonima riguardante una segnalazione su un consigliere di minoranza. La missiva, ribadisco non sottoscritta, poneva una domanda nei confronti dell’amministrazione: “sono a conoscenza della elezione di Vulcano a consigliere dell’amministrazione dell’asilo di Manta non è incompatibile con la sua carica di consigliere comunale?”

L’atteggiamento del Sindaco è stato poco consono al suo ruolo di primo cittadino in quanto, prima di additare un consigliere per un sospetto di incompatibilità manifestato in modo plateale con una lettera anonima, forse recapitata agli uffici attraverso un non precisato piccione viaggiatore, dovrebbe verificare l’esistenza o meno della supposta incompatibilità. Lo Statuto comunale, documento che il primo cittadino dovrebbe conoscere a menadito, non rileva cause di incompatibilità con la carica di membro del consiglio dell’asilo.

Comprendo che dia fastidio al gruppo di maggioranza l’interpellanza adeguatamente documentata e motivata, presentata l’08 giugno scorso, in cui richiedevamo le dimissioni del consigliere Quaglia, ma l’errore, come ribadito in consiglio, è stato proprio del Sindaco che non era a conoscenza dell’art. 47 comma 5 dello Statuto comunale, il quale recita “ I consiglieri comunali non possono essere nominati nei consigli di amministrazione delle società per azioni o a responsabilità limitata.”

Lo strumento della lettera anonima è stato utilizzato quale mezzo per mettere pubblicamente in cattiva luce il sottoscritto, basta leggere i giornali, e di conseguenza il gruppo di minoranza. Tengo a precisare che tali atteggiamenti hanno l’effetto di consolidare e rafforzare il nostro operato fin qui espletato e, ci inducono a perseverare con il sistema utilizzato finora, cercando di ragionare con la nostra testa, esternando, senza falsi pudori, il disaccordo con l’attuale maggioranza che presenta in consiglio dei pacchetti pre-confezionati, e quindi, non modificabili.

Al fine di evitare di gettare scredito, in modo del tutto involontario, sull’istituto Asilo infantile di Manta metto a disposizione il mio incarico nelle mani del Don Beppe, quale presidente della scuola materna in attesa che si chiariscano i dubbi espressi anonimamente tramite il Sindaco.

Vulcano Paolo

7/11/2007

Raccomandazioni da abbinarsi alle previsioni del tempo

Tutti i medici sconsigliano, vivamente, le persone soggette a sindrome depressiva di indugiare e mugugnare sugli eventi, su stati di insoddisfazione personale e di risentimento per fatti e persone, pena gravi disturbi psichici, con inevitabile perdita della memoria, conseguenti danni alla salute fisica in generale e comportamenti degenerativi controproducenti che possono portare a sgradevoli isterismi e ingiustificate esternazioni, simili a vaneggiamenti, con sproloqui di pessimo gusto.

Capogruppo di Minoranza di Manta

Arch. Mario Guasti

MANTA OGGI

I gioranali sono una cosa seria.

Il loro impegno si riassume nell’informazione oggettiva, il che vuol dire non condizionata e non prevaricante, non di parte.

Titolo Manta Oggi, sottotitolo, periodico di informazione e dibattito a cura del Comune.

Già il sottotilo mi basta per mettere in dubbio quanto fa da introduzione a queste note.

Dagli articoli firmati deduco innanzitutto che questo è il giornale della Giunta di maggioranza di Manta, ci sono tutti gli assessori, ognuno ha svolto il compito con un certo ritegno e impegno anche di copiature, con l’aggiunta di qualche nuovo e vecchio fan.

Ma, anche il titolo è neutro, anche se riprende i colori dello stemma comunale, ed è neutro, perché insipido e scarso di contenuti e riflesioni.

“Oggi”, che cosa vuol dire, tutto e niente, l’attualità non ci sta e ciò che riferisce è ormai superato, manca di immediatezza e ciò che dice sa ormai di stantiio, di riproposto in altra salsa.

Infatti, l’informazione che la Giunta dà, ricalca le cose che vogliono dire e sostengono a colpi di numero di mani alzate, in Consiglio, negando la controparte, rifiutando il dibattito e la verifica.

Attenzione, è un errore però pensarla in questo modo, perché la comunicazione certamente avviene ora, anche se in ritardo di qualche mese. Le notizie le forniscono così, ai loro elettori, dando per scontato che, le persone in genere, non parlo dei soliti clienti, non leggano i settimanali locali e che attendano con ansia, come un privilegio, l’uscita del nuovo numero del cos’ì detto periodico comunale.

Abituati a lavorare in amministrazione con se stessi, la democrazia è il numero di maggioranza, la commissione urbanistica è tutta di maggioranza, le altre commissioni sono solo un paravento per giustificare la maggioranza, il Maero è di maggioranza, è giustificato che il giornale sia di maggioranza.

Su quei fogli parlano di tutto e di niente, mancano solo le previsioni del tempo e l’oroscopo, ma ci giurerei che prima o poi arriveranno.

Le cose che scottano e che vanno ad intaccare il loro operato e il loro prestigio ufficiale, che sono successe da un numero all’altro, non sono oggetto di informazione, sono passate ormai e non meritano di essere riproposte.

Viene spontanea una domanda, chi paga il periodico!

La collettività.

Ma noi non abbiamo bisogno di essere messi in batteria, come qualcuno pensa ed è abituato a vivere lui stesso.

Se l’UPM vuol farsi il giornaletto se lo paghi e non lo metta in bilancio a carico dei contribuenti tutti.

Il Capo Gruppo di Minoranza

Arch. Mario Guasti

Il 25 di Aprile!

Quella del 25 di aprile dovrebbe essere una ricorrenza da celebrarsi tutto l’anno e non una volta sola.

Se la libertà è un diritto costante di tutti, un bene prezioso ed unico e non un valore gratuito e soggettivo, fatto di circostanze e di condizioni, è giusto che in tal modo ci si comporti.

Non si tratta di memoria della liberazione o di retorica fatta all’occorenza di celebrazioni, di parole gettate al vento, di discorsi vuoti fatti in casa e declamati allo specchio, ma di una pratica attiva di comportamenti, coerenti con quei principi democratici che hanno caratterizzato la storia, la vita e la morte di molte persone.

Al contrario di fronte ad atteggiamenti di palese rifiuto delle regole, delle leggi e l’assenza di rispetto delle istituzioni e degli organismi democratici, in particolare da parte di certe Amministrazioni, mi appare alquanto discutibile la cerimonia del 25 di aprile.

I valori della Resistenza, la libertà e la democrazia sono valori che si debbono confermare conquistandoli giorno per giorno, soprattutto nell’azione amministrativa e politica, senza soffocarne gli ideali in anguste appartenenze classiste.

I rigurgiti, di cui si parla, il negazionismo e il revisionismo, e ormai assodato, nascono dalla menzogna e dalla finzione delle parole. La loro falsità è il male peggiore della società, il male che distrugge i valori sofferti, su cui poggia e cresce l’odio, frutto quest’ultimo della cattiva memoria e della mancanza di cultura..

Difendere, lottare e combattere, verbi che si sentono praticare in queste circostanze, sono parole grosse che si svuotano facilmente del loro contenuto se non posseggono la forza interiore della convinzione, se non poggiano sulla lealtà e se non credono nella partecipazione.

E’ vero molte persone hanno dato la vita perché si potesse crescere nella dignità, nella tolleranza e nel rispetto delle minoranze, pertanto il migliore ricordo di loro è quello di vivere intensamente i loro ideali con altrettanta passione e coerenza.

Per questo motivo, dobbiamo imparare a resistere, rigettando i principi assenti, banali, superflui e qualunquisti, favorendo lo sviluppo di quelli veri che sono l’unica e assoluta eredità della nostra società, vivendoli soprattutto in prima persona.

Davide Laiolo diceva:

“Uomo contro uomo è antipatria. Più ancora che la morte in guerra, è patriottica la vita nella giustizia”.

E ancora, ricordando le lotte della Resistenza “Combattendo avevamo ripulito le vergogne individuali e collettive”.

Mi auguro che queste vergogne non prevarichino la memoria dei morti e ritornino ad avere il sopravvento, magari per opportunismo e faziosità.

Architetto Mario Guasti

Lettera ai Mantesi del Borgo del Castello

Gradirei fare alcune considerazioni sulla lettera inviatavi dal Sindaco il 10 marzo 2007.

Pur essendo Consigliere e Capo Gruppo di Minoranza, non ho avuto l’onore di conoscere, in merito alla Vostra richiesta, le intenzioni del primo cittadino di Manta.

Per caso, sono venuto a conoscenza della sua risposta e questa mi ha colpito in modo assai sgradevole sia per il contenuto che per la forma.

La sovrabbondante ironia pressapochista dello scritto, nasconde una comprovata povertà di idee e un’assoluta incapacità ad operare in modo consono e culturalmente serio. In realtà, oggi, l’argomento illuminazione, soprattutto per i centri storici, è uno dei più trattati e offre delle soluzioni altrettanto significative per materiali e tipo di luce. Forse bastava guardarsi attorno, oltre il perimetro della propria ombra, per risolvere il problema sensatamente.

Per giustificare l’infelice scelta dei lampioni attualmente in uso, non era necessario riallaciarsi al modo di illuminare le vie nel medioevo, ma soprattutto non era il caso di andare a scomodare, a sproposito, non so quale testo di restauro o teoria, che per la sua assurda improprietà trascrivo, ma che invece avrei voluto recitare con la voce di Paolo Villaggio: “Una delle tante tecniche del restauro è proprio quella di fare apparire in modo evidente e distaccato, quello che è un elemento nuovo nell’ambito dell’intervento e che deve essere inserito per varie necessità: statiche, strutturali, igieniche”.

Le ultime tre parole, forse, non sono state capite da chi ha scritto la citazione.

Quindi, secondo lo scrivente, non esistendo lampioni nel medioevo non è stato possibile di reperirne di adatti all’epoca e si è optato per la forma più semplice trovata sul mercato.

Che la tipologia di lampione scelta, come si dimostra, fosse più adatta per una zona industriale o per altro, non ha avuto nessuna importanza nella scelta finale, non casuale quindi se non per ignoranza e, a riprova di ciò, vale così il concetto di restauro sopra esposto.

L’altezza del lampione è frutto, invece, di un’evidente e accorta lungimiranza, un’altra mossa scenica, un colpo ad effetto, in grado, secondo il primo cittadino, di “diminuire il più possibile i probali e, purtroppo molto frequenti atti vandalici”.

Di fronte a queste motivazioni sostenute con forza e convinzione non ci resta che soccombere per sfinimento e pensare, se tanto mi dà tanto, chissà cosa succede per le altre cose.

Questa è una delle scelte coraggiose della Maggioranza, fortunatamente non condivisa, non solo dagli abitanti del borgo, ma anche dalla Minoranza, che, fra l’altro, non è stata mai informata sull’intervento di illuminazione della stradina pedonale al Castello, e neppure sulla stessa pavimentazione, di cui vanno fieri, che non è stata realizzata come quella più antica, fattibile con il sistema del gallettato, ma con blocchetti, tipo porfido, inusuali dalle nostre parti.

La lettera, la cortigianeria non guasta, si chiude con il dovuto ringraziamento al FAI.
La richiesta di sostituire i lampioni con altri più adatti, è inutile dirlo, è stata respinta.
I governanti di Maggioranza sono rimasti insensibili al grido di dolore.

Ringrazio gli abitanti del borgo del castello per la loro pazienza e sensibilità

Arch. Mario Guasti